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Commento

A fronte delle migliaia di morti in battaglia, i compilatori del ricettario bergamasco hanno ritegno nel redigere ricette che evocano il piacere. C’è già sentore di quanto sta per accadere. La disfatta di Caporetto provocherà 13.000 morti, 30.000 feriti, 265.000 prigionieri e, tra la popolazione civile, circa 250.000 sfollati che dovranno trovare sostentamento, vitto, alloggio nel Nord Italia. Ogni riferimento alla gioia o al divertimento risulta sconveniente.

Il ricettario è abbinato ad un altro manuale, "L’Orto di Guerra", volto ad insegnare alla popolazione i metodi per generare sostentamento alimentare. Precauzione uguale e contraria all’arma di guerra utilizzata dall’Intesa contro l’esercito e la popolazione tedesca ed austro ungarica, l’embargo. E con esso la fame. Più che all’eroismo, i due manuali bergamaschi sono un richiamo all’austerità. Nel primo capitolo del ricettario bergamasco, "Consigli alle massaie", non vengono stilate solo regole di cucina, ma anche principi etici e richiami. Il richiamo al rigore parte dal risparmio della carne, ma poi si estende anche alla moderazione dei modi e costumi.

Un consiglio in particolare è rivolto a chi sulla guerra fonda le proprie fortune. Risulta sorprendente in quanto inserito in una pubblicazione voluta da un’istituzione regia. Si tratta del tredicesimo consiglio: "L’obbligo della più stretta economia incombe, non solo a quelli che soffrono i danni di guerra, ma soprattutto a coloro che ne risentono sensibilmente i benefici."

Ecco i quattordici consigli del primo capitolo:

1. Vostro primo compito nell’ora presente sia il più assoluto risparmio.

2. Limitare al puro necessario il consumo delle derrate, delle merci, del denaro, significa accumulare le riserve occorrenti alle nuove azioni di guerra che si stanno ora preparando, ed accrescere nell’intera Nazione quella salda resistenza economica, che ci condurrà ad una sicura vittoria.

3. In tempo di guerra è delitto consumare quello che non è strettamente indispensabile, sottraendo al mercato alimentare le derrate che abbisognano all’Esercito che combatte ed al popolo che soffre e che lavora.

4. E delitto è parimenti mantenere costumi di lusso ed abitudini spenderecce, le quali, mentre sono cagione di spreco, denotano una deplorevole indifferenza verso chi combattendo offre e dà la vita alla Patria.

5. Risparmiate quindi la carne, e sostituirla con pesce, patate, verdure, legumi e ortaggi.

6. Risparmiate il burro, e sostituitelo con margarina, oli, grasso e strutto.

7. Risparmiate lo zucchero, per lasciarlo a libera disposizione dell’Esercito e dell’Armata, dei bimbi, dei vecchi e dei malati.

8. Riducete il consumo del vino e del caffè, e sopprimete assolutamente i liquori.

9. Risparmiate negli abiti e negli abbigliamenti, ritornando all’antica semplicità dei costumi, a scopo, non solo di economia, ma anche di morale, e per dimostrare che Voi ben comprendete la gravità dell’ora che l’Italia nostra attraversa.

10. Riducete al minimo anche il consumo dei combustibili, per non sottrarre inutilmente quelli che sono indispensabili all’Esercito, all’Armata, ai trasporti, alla vita industriale e civile della Nazione. E a tale scopo introducete in cucina quell’utensile veramente prezioso che è la cassetta di cottura, di cui vi insegneremo il modo di costruzione e di uso.

11. Sopprimete i divertimenti, perché non è lecito star allegri quando i padri, i fratelli, i figli, gli sposi combattono e muoiono per la Patria, e numerose Famiglie già vestono il lutto.

12. Evitate ogni acquisto di derrate e di merci estere, per non aumentare il nostro debito verso le Nazioni straniere, e non rialzare il cambio, aggravando così maggiormente le condizioni economiche del Paese.

13. L’obbligo della più stretta economia incombe, non solo a quelli che soffrono i danni di guerra, ma soprattutto a coloro che ne risentono sensibilmente i benefici."

14. A tutti poi riescirà, non solo utile, ma indispensabile il risparmio, perché quando la pace tornerà a splender nel mondo, esso permetterà di superare la crisi di denaro e di lavoro, che senza dubbio non mancherà di affliggere i primi anni del dopo guerra.

Mobilitazione ed emergenza

Due termini vengono alla mente, leggendo i manuali di Cremona e di Bergamo. Mobilitazione: fermento ed eccitazione allo scoppio della guerra (Cremona). Emergenza: risposta alla prova dei fatti, la guerra vera (Bergamo).

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